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INCONTRO SUI BENI CULTURALI

PDF  Stampa  E-mail  Scritto da Administrator    Martedì 07 Giugno 2011 12:29
Serata_ArcheoVENERDI’ 3 GIUGNO 2011 AL CASTELLO NORMANNO “INCONTRO SUI BENI CULTURALI”
Su iniziativa dell’assessorato comunale alla Cultura, ed in collaborazione con il Parco archeologico della Valle del Simeto e con SiciliAntica, ha avuto luogo venerdì 3 giugno 2011, al castello normanno di Motta Sant’Anastasia, un “Incontro sui beni culturali” ed in particolare su “Acquedotto romano di Catania”, con interventi della direttrice del Parco archeologico della Valle del Simeto Gioconda Lamagna e del responsabile regionale “Giovani” di SiciliAntica Giuseppe Barbagiovanni, e su “Abbeveratoio di S. Giovanni”, con intervento del giornalista Carmelo Santonocito. Tale evento è stato voluto dall’amministrazione comunale per mantenere alta l’attenzione di tutti anche verso i beni culturali che Motta possiede e per suggellare un rapporto di collaborazione con il neoistituito Parco archeologico della Valle del Simeto e con SiciliAntica. Dopo i saluti delle autorità, sindaco Angelo Giuffrida ed assessore alla Cultura Vito Caruso, è stato illustrato dall’archeologa Gioconda Lamagna l’Acquedotto romano di Catania, un tempo visibile anche al confine tra il territorio di Motta S.A.e quello di Misterbianco, colossale opera per portare acqua (si stimano 325 litri al secondo) nel I secolo dopo Cristo, sotto Ottaviano Augusto, alla Catina (nome latino dell’antica Katane) eletta al rango di colonia romana, con un tracciato di circa 24 chilometri, dalla Botte dell’acqua, alimentata da quattro sorgenti, a 400 metri sul livello del mare, a S. Maria di Licodia, al monastero dei Benedettini di Catania, e con una pendenza costante ottenuta interrando alcuni tratti o realizzando nelle vallate muri di sostegno o arcate portanti ordinate su due file.
Sull’importante monumento romano, difficile da studiare e da proteggere per la sua stessa lunghezza e per il fatto che attraversa i territori di cinque comuni, la direttrice Lamagna ha auspicato più vigilanza da parte delle autorità preposte oltre a una maggiore consapevolezza di tutti i soggetti, anche privati, in qualche misura coinvolti dall’acquedotto, sul fatto che esso costituisce un bene culturale da tutelare, anche a fini turistici ed economici.  
Da Giuseppe Barbagiovanni l’amara e sconcertante documentazione fotografica, con riferimento al tratto di acquedotto ricadente nel territorio di Paternò, delle offese arrecate dall’uomo, sino al tempo presente, alla più grande opera di convoglio idrico nella Sicilia romana. A causa del ripetersi di atti di inciviltà a danno del monumento, e di veri e propri reati, nel caso dei rifiuti pericolosi abbandonati a ridosso dell’acquedotto, si rischia, a detta di Barbagiovanni, di non poter più accompagnare sui luoghi studiosi, turisti e soprattutto gli alunni delle Scuole, coinvolti da anni in un’attività di conoscenza per salvaguardare il bene.    
Dal giornalista Carmelo Santonocito, corrispondente del giornale La Sicilia da Misterbianco, il racconto di una storia di acqua negata (casuale la vicinanza con i due referendum sull’acqua del 12 e 13 giugno prossimi) proprio ai suoi concittadini, caso che fu già denunciato nel 1881 nella pubblicazione “Parole d’un cittadino contro un grave attentato alla cosa pubblica nel suo paese”, del patriota misterbianchese Carlo Condorelli, ristampata nel 2009 dall’amministrazione comunale di Misterbianco.
L’Abbeveratoio di S. Giovanni, al confine tra Motta S.A. e Misterbianco (oggi non più esistente), sino alla fine del 1800 fu un ramo dell’Acquedotto romano di Catania (fonte un tempo per le famose terme di Misterbianco) che portava acqua ai misterbianchesi. Un nobile, però, tale barone Sisto, finì per sopprimere quella fonte di approvvigionamento idrico, scatenando la rabbia della comunità di Misterbianco e coinvolgendo in un doloroso (per i disagi patiti dalla popolazione) contrasto i sindaci e le autorità preposte del tempo. Dalla penuria di acqua sofferta nel passato dai misterbianchesi deriva probabilmente una particolare attitudine a costruire cisterne in molti edifici dell’abitato, presenti ed utilizzate ancora al giorno d’oggi, con un’acqua che viene particolarmente apprezzata per cucinare i legumi.
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Ultimo aggiornamento ( Martedì 28 Giugno 2011 13:11 )
 
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