Le figlie del sellaio
di e con Alessandro Conte
Sabato 4 settembre , ore 21, in piazza Castello
C’è attesa a Motta per lo spettacolo teatrale “Le figlie del sellaio”, di e con Alessandro Conte, sabato 4 settembre, ore 21, in piazza Castello, offerto dall’assessorato comunale allo Spettacolo, liberamente ispirato alla raccolta di racconti “Oltre le colline dei Sieli”, insignita nel 1982 a Piacenza al Premio nazionale di narrativa, scritta dal padre Giuseppe Conte, il maggiore autore (anche se da tempo vive nel Nord) di storia patria e opere letterarie....
Dietro questo lavoro, riproposto per i tanti mottesi che ne hanno sentito parlare a qualche anno dalla “prima”, realizzata a Motta in omaggio al borgo natio del babbo, prima di girare nei circuiti del Nord, varie ragioni: indagine sul linguaggio, importanza della memoria, sguardo su vizi e virtù degli uomini, legame viscerale con la Sicilia e ricerca delle radici. La scena naturale del monologo, piazza Castello, è quella che Alessandro ha sempre sognato per la sua recita. Tempo e vento permettendo, la proposta di sabato 4 settembre promette di essere una grande serata di teatro.
“Risultato della contaminazione- spiega Alessandro –è, senza retorica, un inno alla vita nella sua visione più ampia, che spero di saper trasmettere alla mia gente”. Operazione azzardata, quella di questo cantastorie mattatore, personaggio anche lui, all’inizio quasi inosservato, tuffato com’è e nascosto dietro le sue storie, e alla fine al centro dell’attenzione per il ruolo che si è cucito? Giudicherà il gentile pubblico. Il giovane attore lombardo di origine mottese non è nuovo, del resto, a simili sfide.
Già nel 2000 nel castello normanno si produsse in un viaggio nella poesia tra fine Ottocento e prima metà del Novecento con musiche di Ivano Fossati. Altro monologo con “L’ultimo giorno di un condannato a morte” di Victor Hugo, e poi tanto teatro di vaglia con la compagnia lombarda La Danza Immobile, interpretazioni al castello Ursino, per la regia di Lamberto Puggelli, in Romeo e Giulietta, e Antonio e Cleopatra di W. Shakespeare, e nel recente Siddharta a Palazzo di San Giuliano, letture di brani dell’Iliade all’Università di Milano, attività di doppiaggio e partecipazione a programmi televisivi. Ce n’è abbastanza per accaparrarselo come “figlio o illustre”.

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