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Le figlie del sellaio

PDF  Stampa  E-mail  Scritto da Administrator    Martedì 31 Agosto 2010 12:10

di e con Alessandro Conte

alessandro_conteSabato 4 settembre , ore 21, in piazza Castello
C’è attesa a Motta per lo spettacolo teatrale “Le figlie del sellaio”, di e con Alessandro Conte, sabato 4 settembre, ore 21, in piazza Castello, offerto dall’assessorato comunale allo Spettacolo, liberamente ispirato alla raccolta di racconti “Oltre le colline dei Sieli”, insignita nel 1982 a Piacenza al Premio nazionale di narrativa, scritta dal padre Giuseppe Conte, il maggiore autore (anche se da tempo vive nel Nord) di storia patria e opere letterarie....

Il titolo dello spettacolo, un monologo di 90 minuti, è preso da uno dei racconti della raccolta, centrale nell’ispirazione del testo teatrale ma non esclusivo perché l’autore-attore trae spunto da altri personaggi dell’opera paterna funzionali al disegno drammaturgico: raccontare il microcosmo di una decina di personaggi, astraendosi dalla realtà locale (Motta non è nominata ma si percepisce), per elaborare una più dilatata metafora del mondo, basata su principi universali come il senso della vita e della morte che caratterizza tanta parte della letteratura siciliana.
Dietro questo lavoro, riproposto per i tanti mottesi che ne hanno sentito parlare a qualche anno dalla “prima”, realizzata a Motta in omaggio al borgo natio del babbo, prima di girare nei circuiti del Nord, varie ragioni: indagine sul linguaggio, importanza della memoria, sguardo su vizi e virtù degli uomini, legame viscerale con la Sicilia e ricerca delle radici. La scena naturale del monologo, piazza Castello, è quella che Alessandro ha sempre sognato per la sua recita. Tempo e vento permettendo, la proposta di sabato 4 settembre promette di essere una grande serata di teatro.
“Risultato della contaminazione- spiega Alessandro –è, senza retorica, un inno alla vita nella sua visione più ampia, che spero di saper trasmettere alla mia gente”. Operazione azzardata, quella di questo cantastorie mattatore, personaggio anche lui, all’inizio quasi inosservato, tuffato com’è e nascosto dietro le sue storie, e alla fine al centro dell’attenzione per il ruolo che si è cucito? Giudicherà il gentile pubblico. Il giovane  attore lombardo di origine mottese non è nuovo, del resto, a simili sfide.
Già nel 2000 nel castello normanno si produsse in un viaggio nella poesia tra fine Ottocento e prima metà del Novecento con musiche di Ivano Fossati. Altro monologo con “L’ultimo giorno di un condannato a morte” di Victor Hugo, e poi tanto teatro di vaglia con la compagnia lombarda La Danza Immobile, interpretazioni al castello Ursino, per la regia di Lamberto Puggelli, in Romeo e Giulietta, e Antonio e Cleopatra di W. Shakespeare, e nel recente Siddharta a Palazzo di San Giuliano, letture di brani dell’Iliade all’Università di Milano, attività di doppiaggio e partecipazione a programmi televisivi. Ce n’è abbastanza per accaparrarselo come  “figlio o illustre”.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 06 Settembre 2010 12:57 )
 
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